Digital Customs: come l’AI sta riscrivendo la burocrazia di frontiera

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L’immagine sovrastante è stata generata con l’IA

La dogana rappresenta uno degli ultimi “colli di bottiglia analogici” del commercio globale. Mentre le supply chain hanno digitalizzato forecasting, gestione dei magazzini e last-mile delivery, le procedure di frontiera dipendono ancora spesso da dati frammentati, controlli manuali e documentazione che viaggia più lentamente delle merci stesse.

Per gli esportatori di food & beverage, questo attrito ha un impatto sproporzionato: ogni ora aggiuntiva bloccata in dogana aumenta costi, incertezza e rischio di deterioramento qualitativo, soprattutto per spedizioni sensibili alla temperatura. Per questo motivo le “digital customs” stanno passando da tema innovativo a necessità operativa. Il cambiamento è guidato da una nuova generazione di tecnologie per il commercio internazionale, spesso riunite sotto il termine TradeTech, pensate per modernizzare compliance, scambio di informazioni e processi cross-border.

Il World Economic Forum descrive il TradeTech come la prossima ondata di trasformazione del commercio globale, evidenziando proprio compliance e digitalizzazione doganale tra le aree a maggiore impatto nel breve periodo.[1]

L’AI entra in gioco soprattutto su tre dimensioni chiave: rischio, velocità e prioritizzazione.

Invece di trattare ogni spedizione come ugualmente “incerta” fino al momento dell’arrivo, i sistemi doganali stanno adottando sempre più modelli basati su dati e analytics per stabilire quali carichi richiedono controlli approfonditi e quali possono essere sdoganati rapidamente. McKinsey spiega come il machine learning e le advanced analytics possano aiutare le autorità doganali a “ridurre il pagliaio”, identificando anomalie e criticità prima e durante il passaggio in frontiera. Questo approccio migliora la capacità di individuazione dei rischi e rende gli interventi più rapidi, mirati ed efficienti, riducendo al contempo i rallentamenti per le spedizioni conformi.[2]

Questa logica diventa ancora più cruciale con l’esplosione dei volumi dichiarativi, soprattutto a causa dell’e-commerce. McKinsey evidenzia come le autorità doganali siano sottoposte a una pressione crescente dovuta all’aumento rapido dei flussi transfrontalieri e suggerisce di sperimentare advanced analytics, machine learning e automazione per migliorare la valutazione del rischio e ridurre gli errori di dichiarazione prima ancora dell’invio. Si tratta di un vero e proprio filtraggio “pre-frontiera”, capace di velocizzare le operazioni di sdoganamento e rendere il processo più efficiente fin dalle fasi iniziali.[3]

L’altra metà della digital customs riguarda la documentazione. Se l’AI è il “cervello” che prevede il rischio, i documenti digitali sono l’“infrastruttura” che elimina l’attrito. Maersk sottolinea come la digitalizzazione della documentazione commerciale migliori efficienza, trasparenza e resilienza, evidenziando che l’abbandono della carta riduce sia i ritardi sia la complessità operativa nei flussi di lavoro del commercio internazionale.[4]

I risultati più concreti si ottengono quando i documenti digitali e i dati pre-arrivo vengono integrati direttamente nei sistemi doganali nazionali. Maersk descrive, ad esempio, il progetto DGMT e la piattaforma ASYHUB sviluppata dalle Nazioni Unite, che consente a vettori e operatori commerciali di inviare elettronicamente informazioni sul carico e documenti doganali con settimane di anticipo. Questo flusso pre-arrivo permette alle autorità doganali di effettuare l’analisi del rischio prima che la nave raggiunga il porto, controllare solo i carichi ad alto rischio e lasciare che gli altri proseguano rapidamente nel processo di sdoganamento. Per gli esportatori di vino e prodotti food, l’implicazione è strategica. La digital customs non si limita a ridurre la burocrazia: trasforma lo sdoganamento in una fase prevedibile, guidata dai dati, che può essere pianificata, ottimizzata e scalata.

In un contesto di commercio sempre più volatile e compliance sempre più complessa, a vincere saranno i brand e gli operatori che considerano la preparazione doganale parte integrante della propria supply chain digitale.


[1] Ruitenberg R., Global wine consumption falls to six-decade low as inflation bites, URL:decanter.com (04.16.2025)

[2] IWSR, Five Key Trends Shifting the Beverage Alcohol Market in 2025, URL:theiwsr.com

[3] Gusain P., Global Premium Wine Market Size, Share, and Trends Analysis Report – Industry Overview and Forecast to 2032, URL:databridgemarketresearch.com (05.2025)

[4] Fisher M., Gallino S., Li J., A step by step guide to real time pricing., URL: hbr.org (09.2023)

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